Avete presente le macchine per fare i popcorn, quelle bocce di vetro dove i chicchi di mais scoppiettano e si agitano in un turbinio incessante? E vi è mai capitato, alla fine di una giornata, di sentire la vostra testa - con tutti i suoi pensieri - esattamente come quella boccia? Se la risposta è si, non c’è da preoccuparsi: il sistema sensoriale umano è in grado di assorbire circa 11 milioni di bit di informazioni al secondo, la quantità di cui però siamo effettivamente consapevoli è compresa tra 40 e 120. Detto in altri termini: non siete un caso isolato, ma parte di quella moltitudine di persone che subiscono un incessante bombardamento di stimoli senza però aver appreso la capacità di gestirli, dando ordine e priorità all’infinita serie di “cose”- private e professionali, reali e immaginarie, importanti o trascurabili - che intasano la nostra quotidianità. Tutto, alla fine, sembra tradursi in una distrazione rispetto a qualcos’altro. Ma se tutto è distrazione, come venirne a capo, in termini di efficienza e benessere? Adottando un atteggiamento che è l’antidoto della distrazione: l’attenzione. Data sempre per scontata, l’attenzione è una risorsa che non abbiamo mai coltivato veramente, convinti come siamo del cartesiano cogito ergo sum e incapaci di immaginare di poter “essere” indipendentemente - o a prescindere - da ciò che pensiamo. L’attenzione è uno dei pilastri della mindfulness ed è lo strumento che ci consente - con efficacia e senza giudicare - di lasciar decantare i pensieri e fare chiarezza, di vedere le cose con maggiore lucidità, di riallocarle all’interno di una “big picture” e, infine, dare loro una priorità nel metterci in azione: cosa può essere fatto subito, cosa procrastinare, quando dire “no”. Spesso si pensa che il “nemico” sia il tempo, che le giornate dovrebbero essere di 72 ore per farci stare tutto ciò che è scritto nella nostra personale lista dei “dovrei”, ma la mindfulness ci insegna che non è così. Il tempo gioca a nostro vantaggio se la nostra capacità di attenzione viene allenata e il tempo investito nel fermarsi e mettere a fuoco è il miglior regalo che possiamo farci. Forse Cartesio va reinterpretato: non siamo ciò che pensiamo, ma ciò a cui dedichiamo attenzione.