Ogni giorno, ognuno di noi trascorre quasi il 47% delle ore di veglia pensando a qualcosa di diverso da quello che sta facendo e questo continuo vagare della nostra mente ci rende infelici. Così ci dice un recente studio- ampiamente ripreso dalla Harvard Gazette - che ha utilizzato una applicazione web per iPhone (https://www.trackyourhappiness.org/) per raccogliere oltre 250.000 dati riguardanti pensieri, sentimenti e azioni nella vita di tutti i giorni di oltre duemila individui.

La ricerca, condotta dagli psicologi Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert della Harvard University, è stata riproposta a marzo anche dall’autorevole rivista Science.

“La mente umana è una mente errante e una mente errante è una mente infelice,” sostengono Killingsworth e Gilbert “e la capacità di pensare a ciò che non sta accadendo è una conquista cognitiva che ha tuttavia un alto costo emotivo.”

A differenza degli altri animali, noi esseri umani passiamo infatti un sacco di tempo a pensare a ciò che non sta accadendo intorno noi: rimuginiamo su eventi accaduti in passato, speculiamo su ciò che potrebbe accadere in futuro o non potrà mai accadere.. In effetti, la questa “mente-errante” questo essere perennemente distratti e altrove sembra essere la modalità di default del cervello umano in stato di veglia.

Per arrivare a questa conclusione, Killingsworth ha sviluppato un applicazione per iPhone che ha coinvolto 2.250 volontari ai quali, a intervalli casuali, veniva chiesto di indicare quanto fossero felici, quello che stavano facendo in quel momento, e se stavano pensando alle attività che avevano in corso o a qualcos'altro di piacevole, neutro o spiacevole.

I soggetti potevano scegliere tra 22 attività di carattere generale, come camminare, mangiare, fare shopping e guardare la televisione. In media, gli intervistati hanno riferito che le loro menti vagavano per il 46,9 per cento del tempo, e non meno del 30 per cento del tempo durante una qualsiasi altra attività.
“La distrazione appare onnipresente in tutte le attività”, dice Killingsworth e “questo studio dimostra che la nostra vita mentale è pervasa, in misura notevole, dalla non consapevolezza.” Le analisi condotte dai ricercatori hanno suggerito dunque un radicale ribaltamento nel rapporto di causa ed effetto tra felicità e distrazione: si diventa infelici perché si è distratti e non vice versa!

“Molte tradizioni filosofiche e religiose insegnano che la felicità si trova vivendo nel momento presente e chi pratica meditazione impara a ricondurre al “qui e ora” la mente che tende inevitabilmente a distrarsi. “Queste tradizioni suggeriscono che una mente distratta è una mente infelice e la nostra ricerca dimostra - dicono gli autori - che queste tradizioni hanno ragione”.