Sempre più spesso si sente parlare di “intelligenza emotiva” tra le skills richieste a manager e professionisti. Ma di che cosa si tratta, concretamente? Secondo Daniel Goleman - psicologo, scrittore e giornalista statunitense che già nel 1995 pubblicò un saggio su questo tema - l’intelligenza emotiva è un insieme di competenze che possono essere acquisite e sviluppate creando un impatto significativamente positivo sia nella nostra vita privata sia sul posto di lavoro. A ciascuna competenza dedicheremo un articolo introduttivo, con qualche esempio pratico La prima competenza individuata da Goleman è la self-awareness, ovvero la piena consapevolezza dei propri stati emotivi. Rendersi conto di essere stressati, nervosi, titubanti, prenderne atto in maniera non giudicante, ci permette di disinnescare il “pilota automatico” - la nostra tendenza ad agire e reagire in modo del tutto inconsapevole sotto l’influenza delle nostre emozioni - fare una pausa e scegliere con lucidità il comportamento più adeguato in ogni circostanza. Un caso pratico: l’email Siamo costantemente sotto assedio della posta elettronica e il fatto di essere teoricamente reperibili 24 ore su 24 grazie a smartphone e tablet non gioca certo a nostro favore. E così, si arriva a fine giornata - o al mattino presto, o durante il weekend - e il nostro inseparabile device ci informa che è arrivata una email. Il “pilota automatico” si mette immediatamente in azione: sorgono nervosismo, per una comunicazione di lavoro inviataci fuori orario; ansia (sarà importante? sarà urgente?); malumore: magari siamo in famiglia e con gli amici e qualcuno potrebbe far notare che si è sempre attaccati al telefono… e via discorrendo, in un crescendo di stati emotivi che si inanellano uno dopo l’altro mettendoci in una condizione di malessere mentale di cui, spesso, non ci rendiamo neppure conto. Perché? Perché stiamo già rispondendo alla mail, trasferendovi non solo informazioni o risposte, ma anche - nei toni, nei modi e persino negli errori di digitazione che ci sfuggiranno - il nostro malessere. Sviluppare la self awareness ci condurrà invece a una visione, e conseguentemente a un agire, più consapevole e la trama del nostro film cambierà: arriva la mail e ci concediamo il lusso di una pausa per chiederci se è effettivamente una comunicazione urgente o attesa; se quello che ci viene richiesto non può essere rimandato all’orario di lavoro, se la nostra risposta, data frettolosamente e con una buona dose di nervosismo, sia in questo momento l’opzione migliore che abbiamo. Passiamo intenzionalmente dal pilota automatico alla “guida manuale”. E nella stragrande maggioranza dei casi scopriremo che potremo goderci la serata o se proprio dovremo rispondere lo faremo in modo accurato ed efficace.