Perché persone assunte sulla base dei classici test d’intelligenza si possono rivelare inadatte al loro lavoro? Perché un quoziente intellettivo altissimo non mette al riparo da grandi fallimenti? La risposta - secondo Daniel Goleman - è che a governare settori così decisivi della vita non provvede l’intelligenza astratta dei soliti test, ma una complessa miscela in cui hanno un ruolo predominante fattori come l’autocontrollo, la perseveranza, l’empatia e l’attenzione agli altri. In una parola, l’intelligenza emotiva. Una capacità insita in ognuno di noi, che può essere sviluppata, perfezionata e trasmessa per migliorare il proprio rapporto con sé, con gli altri e con le realtà che viviamo ogni giorno, luogo di lavoro compreso. Goleman definisce “intelligenza emotiva” la capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere obiettivi. Le cinque caratteristiche fondamentali di questa capacità sono 1. Consapevolezza di sé, la capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni; 2. Dominio di sé, la capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine; 3. Motivazione, la capacità di scoprire il vero e profondo motivo che spinge all'azione; 4. Empatia, la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto; 5. Abilità sociale, la capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone. In ambito professionale, coltivare l’intelligenza emotiva porta ad affinare un’altra qualità oggi considerata al centro della performance: l’attenzione. "Il funzionamento dell'attenzione è in gran parte assimilabile a quello di un muscolo: se la usiamo poco si infiacchisce, mentre se la facciamo lavorare bene acquista vigore" spiega Goleman, mostrandoci i benefici che possiamo ricavare dal suo rafforzamento anche in termini di creatività, il massimo punto di equilibrio tra concentrazione e distrazione, attenzione selettiva e aperta. Ecco un breve video che svela i meccanismi dell nostra mente: https://www.youtube.com/watch?v=n6MRsGwyMuQ