Al di là delle mode, e del termine ormai a volte inflazionato, o usato impropriamente, è la scienza che ci conferma - se ancora ce ne fosse bisogno - che le tecniche derivate dalle scienze contemplative sviluppate nell’India antica e tra queste anche la “mindfulness” - hanno un’efficacia misurabile anche dalla prospettiva del metodo scientifico contemporaneo. E lo scambio di punti di vista tra Oriente e Occidente non si limita più e soltanto alle scienze della mente: queste sono solo alcune delle entusiasmanti evidenze della due giorni di Simposio Internazionale “The Mindscience of reality” appena conclusosi presso l’università di Pisa. Organizzato dall’ateneo toscano e con il prezioso supporto dell’Istituto lama Tzong Khapa, l’evento ha visto Sua Santità il Dalai Lama confrontarsi per la prima volta con scienziati ed eruditi italiani, in una conversazione che ha visto partecipare anche studiosi di fama mondiale. Il simposio ha avuto un’impostazione multidisciplinare coinvolgendo fisici, filosofi, psicologi, medici e, in particolare, neuroscienziati, e si è articolato in tre sessioni: “Mindscience and Quantum Physics”, “Mindscience versus Neuroscience” e “Mindscience and Philosophy”. Per ciascuna di esse, sono intervenuti studiosi di livello internazionale, che si sono avvicendati in un dibattito animato a cui ha partecipato anche il Dalai Lama. “Il concetto che abbiamo voluto proporre e sottoporre a critiche e discussioni – spiegano i docenti dell’Università - è che per una comprensione completa dei fenomeni mentali, della coscienza in primis, bisogna integrare (da qui il termine Mindscience) lo studio in terza persona e nel quale abbiamo fatto enormi progressi negli ultimi anni in Occidente, con l'analisi in prima persona, l'introspezione, le pratiche contemplative che rivolgono la loro attenzione all’esperienza interiore, piuttosto che a quella esterna”. Cambiare si può; migliorare il proprio stato mentale è possibile: ce lo insegnano quindi, in una voce che oggi suona all’unisono, sia le neuroscienze (o scienze della mente) sia la millenaria tradizione sorta nell’antica Università del Nalanda, in India. Conseguentemente, adottando le giuste tecniche, scientificamente validate, anche la vita professionale può ambire a traguardi di performance fino a poco tempo fa insperati: dalla maggior capacità di concentrazione a una più efficace gestione del tempo, da una migliore gestione di team basata su di una più fluida relazione interpersonale. Presente all’Incontro di Pisa anche Filippo Scianna (nella foto), non solo nella sua veste di direttore dell’Istituto Lama Tzong Khapa, ma anche di docente del Master Universitario di primo livello in Neuroscienza, Mindfulness e pratiche contemplative che ha preso l’avvio lo scorso marzo presso l’Università di Pisa (per info: Tel. 050 2211892 - email: stefania.giorgi@unipi.it) e formatore di Mindfulwork presso aziende ed enti pubblici di tutti i settori, insieme a Valentina Dolara e Fabio Fassone.